We will Pop you

Ormai credo l’episodio sia conosciuto in ogni vostro anfratto e forse anche entrato negli Annali del giornalismo italiano ma oggi mi corre ugualmente l’obbligo di una ennesima, contrita rievocazione. Che certe colpe non si potranno espiare mai.

E dunque Redazione politica e interni del quotidiano nel quale lavoravo, interno giorno, anni fa. Dopo mesi di notizie in breve mi avevano alfin dato una promozione e messa a controllare le agenzie di stampa. Ero ammessa alla riunione di Direzione, si impostava il giornale e poi “Meripo’ tu controlli le agenzie e se succede qualcosa per cui dobbiamo modificare ce lo dici”.

Bene. Tutto scorreva placidamente fra un casino politico e un altro finché vedo una notizia di spettacolo: era morto uno. Vabbè. Non so neanche chi sia. Io poi sono Redazione Interni chemmemportammè. Passano le ore e intanto arrivano i cordogli. Molti cordogli.

Vabbè io sono redazione Interni. Un profluvio di cordogli. Uno tsunami internazionale di cordogli. Finché irrompe, a ‘na certa, IL CORDOGLIO DELLA REGINA ELISABETTA.

La Regina Elisabetta. Panico. Dunque flebilmente dico:

-E’ morto un certo Freddie Mercury

-Oddio, oh no, cazzarola, e alti lai e addolorati pianti e stridore di denti

e io -Beh ecco, TRE ORE FA

Neanche vi dico le scrivanie che ho dovuto spolverare nei successivi sei mesi. Sì, ha ragione Ledivà, al secolo Maria Paola Pennetta, quando rievocandolo dice che così “un’amica mia poneva la prima pietra miliare di una carriera supercalifragilistichespiralidosa”.

Perché, diciamocelo, ma quante al mondo sono riuscite nella incredibile impresa di far sì che la gente legga Freddie Mercury e pensi a Meripo’?

 

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